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Cuddhura Pasquale
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Dal Salento. Sapori e profumi dell’infanzia oggi nella cucina salentina di Leccenews24, arrivano le cuddhure: il dolce pasquale per eccellenza di queste zone.

La cuddhura (chiamato anche Panareddha o Puddhicastru) è una preparazione non molto dolce, dalla forma semplice (in genere un tarallo, un cestino, una colomba od una bambolina) che solitamente si prepara durante il periodo pasquale.

La consistenza è simile a quella del tarallo ma l’impasto è delicatamente dolce.
Vediamo insieme come lo preparano le massaie salentine.

Ingredienti (4 persone):
  • 500 g di farina 00;
  • 200 g di zucchero semolato;
  • 200 ml di olio extra vergine di oliva;
  • ˝ bustina di lievito;
  • 3 uova;
  • 100 ml di latte, un limone;
  • 4 uova sode;
  • codette colorate.
Procedimento:

  1. Disponete la farina a fontana sulla spianatoia.
  2. Al centro aprite le uova ed aggiungete lo zucchero e la buccia grattugiata del limone.
  3. Impastate accuratamente tutti gli ingredienti.
  4. Aggiungete quindi l’olio ed il lievito e proseguite ad amalgamare.
  5. Poco alla volta unite anche il latte.
  6. Impastate ancora fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.
  7. Avvolgete il panetto con pellicola e lasciatelo riposare almeno 30 minuti in un posto fresco (meglio se in frigorifero).
  8. Trascorso questo tempo riprendete l’impasto e modellatelo.
  9. Solitamente si formano cestini, taralli, colombine o bamboline al cui centro si pone l’uovo sodo (bloccatelo con dei cordoncini di pasta) ma voi modellate la vostra cuddhura come più vi piace e vi ispira la fantasia.
  10. Spennellate la superficie con pochissimo latte, decorate con le codette colorate ed infornate a 180° per circa 40 minuti.

Questo dolce ha origini antichissime.

La sua preparazione è legata all’uso dell’uovo durante i riti pasquali, un simbolo che propiziava rinascita  ed abbondanza.
Immancabile un tempo sulle tavole del giorno Santo, era considerato il dolce dei poveri, per questo, ha vissuto un periodo di declino in cui se ne è persa la produzione.
Recentemente, per fortuna, questo dolce è stato rivalutato soprattutto per le sue caratteristiche caserecce.

La consuetudine vuole che venga regalato, un tempo le nonne lo regalavano alle nipoti (da cui la forma di bambolina con l’uovo in grembo augurava fecondità)  i fidanzatini se lo scambiavano tra di loro, (il galletto per gli uomini e la pupa per le donne) e anche i parenti, dopo i 40 giorni di austerità si concedevano questi deliziosi cestini con al centro l’uovo.



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